• NON Biologico

    Non facciamo confusione

    Sempre più spesso le decisioni di acquisto dei consumatori si orientano verso una scelta “ragionata” che tiene conto, accanto al fattore prezzo, della qualità e dell’origine degli alimenti. Un interesse rivolto non solo all’aspetto nutrizionale dei prodotti, ma anche e soprattutto alla sicurezza di poter acquistare cibi sani e genuini, ottenuti con metodi di coltivazione tradizionali, senza utilizzo di sostanze dannose per l’ambiente e per la nostra salute.

    Da qui la vasta offerta di prodotti “naturali” in tutti i settori commerciali, confezioni attraenti e colorate per frutta e verdura, etichette con fiori, farfalle, coccinelle…ma quanti e quali di questi prodotti possiamo acquistare in tutta sicurezza? Con quali metodi di produzione sono stati ottenuti?

    Troppo spesso il consumatore è confuso (se non addirittura ingannato) da una moltitudine di nomi e marchi assai simili tra loro, ma che in effetti identificano metodi produttivi assai diversi.

    In queste pagine vogliamo illustrare alcuni dei sistemi di coltivazione NON biologici, spesso definiti “eco-compatibili”, poiché sono il tentativo, da parte di piccole e grandi aziende convenzionali, di ottenere prodotti agricoli limitando danni e modificazioni all’ambiente e al territorio. La conoscenza delle tecniche utilizzate nella produzione, ci sarà utile a riconoscere i diversi prodotti e ad orientarci in una scelta ancora più “consapevole”.

    Produzione Integrata

    agricoltura integrata

    La produzione integrata fa parte delle tecniche agricole denominate “a basso impatto ambientale”, poiché adotta metodi di coltura che mirano ad ottenere prodotti agricoli di qualità nel rispetto del territorio, dell’habitat naturale e della salute umana, in un progetto più vasto di sviluppo sostenibile anche nel lungo periodo.

    A differenza del metodo biologico ed organico, questo tipo di produzione ammette l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi, sotto forma di fertilizzanti o antiparassitari, ma in quantità più ridotte (anche oltre il 50% in meno) rispetto al limite di legge previsto per le sostanze utilizzate nell’agricoltura convenzionale.

    La tecnica di coltura si definisce “integrata”, poiché deriva da un approccio alla terra di tipo complesso, che vede l’intervento simultaneo di metodi provenienti da differenti discipline.
    E’ utilizzato, in particolare nel comparto ortofrutticolo, a partire dagli anni Ottanta, periodo in cui si sperimentano anche in Italia metodi per ottenere una produzione che possa soddisfare le richieste del mercato e dei consumatori, limitando allo stesso tempo i danni collaterali in termini di inquinamento, e le minacce alla salute dell’ambiente e dell’uomo.

    Il progetto della lotta integrata mira al mantenimento della fertilità del suolo e alla difesa delle piante dai parassiti, tramite l’uso di diverse tecniche utilizzate secondo un piano di interventi che procede per “gradi” di differente intensità. Il ricorso alle sostanze chimiche deve avvenire solo in caso di reale occorrenza. In tutte le altre situazioni, la priorità è accordata all’approccio preventivo, e in questo caso molte delle procedure utilizzate sono una sintesi delle tecniche già osservate nell’ambito dell’agricoltura biologica: rotazione delle colture, sovescio, pacciamatura, scelta di piante resistenti, uso di fertilizzanti organici, lotta ai parassiti tramite specie antagoniste o metodi di “confusione sessuale” (utilizzando gli stessi odori emessi dagli ormoni femminili per disorientare gli insetti maschi ed allontanarli dalle piante coltivate), ecc.

    Nella difesa delle piante dai parassiti, pertanto, la lotta integrata si avvale il più possibile dei meccanismi naturali di regolazione, e solo nei casi in cui questo tipo di approccio non fosse sufficiente a mantenere le piante in buone condizioni, si ricorre all’uso dei prodotti chimici, preferibilmente quelli di tipo selettivo, che attaccano i parassiti senza danneggiare gli insetti utili.

    Come l’agricoltura biologica, la produzione integrata non prevede l’uso di ormoni o altre sostanze che influenzino i normali processi di crescita e sviluppo delle piante, cercando di indirizzare la raccolta della frutta nel periodo di maturazione spontanea.
    Anche per la conservazione degli alimenti si utilizzano tecniche non inquinanti, ricorrendo alla refrigerazione, o al confezionamento in atmosfera controllata (riducendo la concentrazione di ossigeno per evitare lo sviluppo di insetti e batteri nocivi e rallentare l’invecchiamento di frutta e verdura).

    Grazie ad un uso più contenuto di prodotti chimici, la coltivazione di tipo integrato è uno dei sistemi agricoli che, sebbene ancora legato a schemi di produzione “industriali”, rivolge una certa attenzione ai problemi ambientali.

    Punto distintivo rispetto ad altre forme di agricoltura “rispettose dell’ambiente” è l’assenza di una legge specifica per la regolamentazione del settore (come invece accade per l’agricoltura biologica).

    Le aziende che operano secondo il metodo di produzione integrata sono riunite in associazioni e fanno capo all’OILB (Organizzazione internazionale per la lotta biologica), istituto riconosciuto a livello mondiale, che ha elaborato le prime linee guida di riferimento in questo particolare comparto dell’agricoltura.

    Nel 1992, il regolamento CEE n. 2078 ha introdotto una politica di agevolazioni e aiuti economici per favorire lo sviluppo di produzioni agricole compatibili con la protezione della natura e dell’ambiente. Per accedere ai contributi Europei, erogati in Italia su autorizzazione delle Regioni, i produttori devono rispettare specifiche norme tecniche contenute nei “Disciplinari di produzione integrata”, e riguardanti tutte le fasi pre e post raccolta (dalla coltivazione alla vendita) dei prodotti; devono inoltre impegnarsi, nell’impiego del metodo di produzione integrata, per un periodo minimo di cinque anni.

    Le aziende che aderiscono ai criteri della produzione integrata sono identificate, nelle diverse regioni, tramite specifici Marchi di Qualità, e sono sottoposte a controlli ispettivi sia da rappresentanti delle associazioni di appartenenza, sia dagli organi regionali che verificano l’effettivo rispetto delle norme previste dai Disciplinari.

    Perché la Produzione Integrata non è Biologica

    • Ammette l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi, sia pure in quantità ridotte rispetto all’agricoltura convenzionale
    • Utilizza metodologie tipiche dell’agricoltura convenzionale, avvalendosi solo in alcuni casi di tecniche usate in agricoltura biologica
    • Non è regolamentata dalla legge, ma si avvale soltanto dei disciplinari elaborati dalle associazioni di settore
    • Non è prevista certificazione, né esistono enti specifici preposti al controllo, compito esercitato dalle Regioni per quanto riguarda la conformità all’ottenimento delle sovvenzioni CEE
    • Non esiste un’etichetta unica per identificare la produzione, e le indicazioni sui prodotti rispondono solo ai requisiti generali previsti dalla legge per le produzioni agricole.

    Lotta Guidata

    Tecnica agricola ispiratrice della produzione integrata, si contrappone ai metodi di coltura che praticano la difesa dei parassiti “a calendario” cioè facendo uso di sostanze chimiche a scadenze periodiche, senza considerare l’effettiva necessità dell’intervento, né i possibili effetti negativi sull’ambiente che un uso ripetuto e sistematico di queste sostanze possa avere nel lungo periodo.

    Il metodo della lotta guidata, si avvale di tecniche di monitoraggio della presenza dei parassiti sul campo, e di rilevazione delle condizioni climatiche che favoriscono l’insorgenza di batteri nocivi o malattie delle piante. Obiettivo di questo studio, è la possibilità di utilizzare il trattamento chimico esclusivamente nelle situazioni di verificata occorrenza, consentendo dei vantaggi di tipo economico (risparmio nell’acquisto di fitofarmaci e antiparassitari), e soprattutto ambientale (per un uso più contenuto di sostanze tossiche e dannose).

    Concetti di base del metodo Lotta Guidata

    Rilevazioni climatiche e sul campo. Si studia il ciclo di vita dei parassiti per conoscere i periodi della loro comparsa sul campo, e se ne accerta la presenza tramite rilevazioni a campione. In questo modo si verifica se la quantità di insetti sia tale da costituire una effettiva minaccia per il raccolto. Allo stesso tempo, apposite stazioni agrometeorologiche misurano la quantità di luce solare, l’umidità, il vento, la temperatura dell’aria e del suolo, tutti fattori ambientali che possono rivelare l’esistenza di una situazione “a rischio” per la possibile insorgenza di malattie delle piante.

    Considerazione della “soglia d’intervento”, criterio su cui si basa l’utilizzo dei prodotti chimici, deriva dal confronto tra il costo degli antiparassitari e l’eventuale perdita economica dovuta al danno provocato dai parassiti. Solo se, date le condizioni osservate, si prevede un grave danno alle coltivazioni a causa degli insetti, si procede alla loro eliminazione con l’ausilio dei prodotti di sintesi.

    Utilizzo di prodotti chimici “selettivi”, avviene impiegando sostanze dannose solo per gli insetti nocivi e innocue per gli altri animali, ma soprattutto individuando il periodo dell’anno in cui è possibile eliminare esclusivamente i parassiti, considerando che le varie specie hanno momenti di sviluppo diversi.

    Scelta del momento di intervento, poiché l’impiego dei prodotti chimici si rivela efficace e selettivo solo in alcuni periodi dell’anno (quando gli insetti dannosi sono effettivamente presenti) e in determinate fasi di crescita dei parassiti. In tutti gli altri casi è inutile e costoso, sia in termini economici che ambientali.

    Difesa naturale, nei periodi in cui la soglia di rischio è a livelli accettabili, si ricorre all’intervento degli insetti utili, specie antagoniste dei parassiti che ne limitano la diffusione senza arrecare danno alle colture né all’ambiente.

    Considerazioni

    Sebbene la lotta guidata sia una delle prime tecniche utilizzate per ridurre l’immissione di sostanze chimiche nel suolo e sui prodotti agricoli, non elimina del tutto l’uso di sostanze tossiche per l’uomo e per l’ambiente.